Il liutaio

Arturo Virgoletti, uno dei pochi liutai presenti in Italia, ci ha ospitato nel suo piccolo laboratorio di Trinità di Canossa (R.E.), dove oltre che illustrarci il suo lavoro, ci ha parlato della sua formazione.

Questa passione gli è stata trasmessa da suo padre, artigiano del legno e amante dell’arte della liuteria. Dopo questo avvio si è poi perfezionato nelle botteghe di altri liutai reggiani. Il primo strumento da lui costruito è stata una chitarra, giudicata da un esperto abbastanza soddisfacente. Le sua opera mancava dei metodi. Per colmare questa mancanza si recò da un maestro reggiano Sesto Rocchi, come apprendista. Non soddisfatto da questa esperienza, andò a Cremona alla scuola di uno dei più grandi liutai del mondo: Francesco Bissolotti e, grazie al suo insegnamento, i sui strumenti fecero un grande salto di qualità, mentre all’inizio erano venduti a seicentomila lire, oggi valgono anche dodici milioni.

Arturo Virgoletti, in media, produce sette violini all’anno, molti dei quali vengono destinati al mercato giapponese, soprattutto dopo che in estremo oriente c’è stato il boom della musica europea.

Il lavoro di liutaio non ha mai tempi morti, anche senza ordinazioni precise, egli costruisce i suoi strumenti e li fa conoscere partecipando a mostre e concorsi. Il suo lavoro non è limitato alla produzione ma anche al restauro degli strumenti ad arco in genere.

Il lavoro del liutaio, secondo Virgoletti, è una vera passione, richiede pazienza, dedizione e continua voglia di perfezionarsi: infatti ancora oggi frequenta periodicamente la scuola di Cremona.